Blog di Libero Pensiero

THE ROBIN FRIDAY’s CUP ed.8 – Torneo di Calcio Balilla di CHIUSURA dei Venerdì Sera!

►THE ROBIN FRIDAY’s CUP
8° edizione – Il leggendario TORNEO DI CALCIO BALILLA

Un torneo tostissimo, per gente tostissima.

◆ ISCRIZIONI fino alle 22.00 (2 euro a coppia)
◇ FISCHIO D’INIZIO ore 22.01 (circa)
◆ PREMI in birra & gadget
◇ Proibito: rullate e ganci, anche involontari, si gioca a volo.

✔ Edonismo e Socialismo: musica, cultura e aggregazione.
◆◇◆ INGRESSO PLATEA: LIBERO !!

 

***Quel gran mascalzone di Robin Friday, prima rockstar della pedata (di Luca Manes)***

Non ha mai giocato nella massima divisione inglese, non ha mai indossato neanche una volta la maglia della nazionale, non ha vinto nemmeno un trofeo. C’è di più, a 25 anni si era già ritirato dal calcio professionistico. Eppure Robin Friday è stato un personaggio mitico, pazzo e capellone, un eroe di culto del calcio britannico anni settanta.
Pare che fosse un fenomeno fin da bambino, tanto che attirò l’attenzione dei grandi club della sua città, Londra. Peccato che di bricconate ne facesse già da adolescente. In campo non passava la palla nemmeno sotto tortura, fuori aveva manifestato una certa passione per droghe e alcool e la pessima abitudine di rubacchiare qua e là (vestiti alla moda ma anche e soprattutto le statue nei cimiteri). A 16 anni la prima esperienza in riformatorio, a 17 il matrimonio “riparatore” con una ragazza di colore in tempi in cui le unioni interrazziali non erano usuali.

Con tutte le difficoltà del caso, Friday continuava a giocare a pallone, sebbene a livello amatoriale. Per tre stagioni mostrò i suoi colpi di genio nelle divisioni non league, prima al Walthamstow, poi all’Hayes. Ed è qui che la sua leggenda underground comincia a farsi largo tra espulsioni (ben 7) e bravate. Una domenica del ’72 si presentò alla partita che mancavano dieci minuti alla fine, completamente ubriaco. L’allenatore lo mandò a quel paese ma lo buttò in campo lo stesso e lui al 90’ segnò il gol della vittoria.
Il suo talento non poteva passare inosservato e così nell’estate del 1973 il Reading (all’epoca compagina di Quarta Divisione) lo mise sotto contratto. Il nostro eroe mise subito a segno grappoli di gol (55 in 135 partite) per la gioia dei tifosi adoranti.

Nell’alto ci due anni e mezzo i Royals raggiunsero la promozione alla terza serie del football ingrlese. Un giorno del ’76, contro il Tranmere Rovers, realizzò quello che è passato alla storia come “il più bel gol mai visto da nessuno” (se non pochi fortunati). Controllo di petto, giravolta su se stesso e tiro al volo a palombella dai 25 metri. L’arbitro, il futuro internazionale Clive Thomas, si mise le mani nei capelli per lo stupore e gli fece i complimenti, “un gol degno di Pelé e Cruyff”. “Davvero? –fu la replica di Friday – Dovresti venire qui più spesso, lo faccio ogni settimana”.

Le marachelle non cessarono, anzi. Durante un’altra partita scorse uno spettatore che assaporava del whisky da una fiaschetta e pensò bene di fare una capatina sugli spalti per chiedergli un sorso. L’arbitro prima gli mostrò il cartellino giallo, poi sentita la sua risposta (“era solo un assaggio prima della pinta al pub”) lo cacciò via. Con il Reading, nonostante la promozione, le cose finirono male.
L’allenatore Maurice Evans provò a convincerlo che se si fosse dato una calmata avrebbe potuto finire in nazionale. “Ho la metà dei tuoi anni –fu la sua risposta – e ho vissuto il doppio di te. Non mi rompere i coglioni…”. Fu venduto al Cardiff, in Seconda Divisione, per 30mila sterline. Arrivò in Galles via treno e fu subito arrestato per non aver pagato il biglietto. Rilasciato su cauzione grazie all’intervento del manager dei Bluebirds Jimmy Andrews, Friday si fece perdonare segnando una doppietta all’esordio con il Fulham. Lo marcava nientemeno che Bobby Moore e lui ebbe l’ardire di strizzargli i testicoli dopo aver segnato il secondo gol. L’esperienza al Cardiff durò appena sei mesi, offuscata dai soliti eccessi. Dopo la sconfitta contro lo Shrewsbury nella Coppa del Galles del 1977, devastò la sala da biliardo dell’hotel tirando le palle a destra e a manca, completamente nudo e sotto Lsd. Qualche settimana dopo a Brighton s ifece espellere per aver dato un calcio in faccia all’irlandese Mark Lawrenson che lo teneva per la maglia. Abbandonò il campo, forzò la porta dello spogliatoio ospite e defecò nella borsa di Lawrenson. Fu l’ultima partita della sua vita.

Ne aveva ormai abbastanza del calcio. Si sposò e divorziò altre due volte, trovò lavoro a Londra come operaio ma non si liberò mai dei suoi demoni. Nel dicembre del 1990, a soli 38 anni, gli fu fatale un attacco di cuore per una sospetta overdose da eroina. La notizia della sua morta passò inosservata sui media nazionali, ma di Friday negli anni successivi si sono riscoperte le imprese. I tifosi del Reading l’hanno eletto giocatore del secolo, quelli del Cardiff (per cui giocò appena 25 partite) eroe di tutti i tempi.

Nel 1996 la band gallese dei Super Durry Animals lo ha addirittura omaggiato sulla copertina del singolo The Mand Don’t Give a Fuck, dove campeggia la sua storica foto da mascalzone mentre manda a fare in culo il portiere del Luton Milija Aleksic dopo avergli fatto gol. Infine l’ex bassista degli Oasis Paul McGuigan gli ha dedicato un libro, The greatest footballer you never saw, scritto insieme a Paolo Hewitt. Un omaggio alla prima vera rock star del calcio inglese. “Robin Friday era un anticonformista che ha vissuto ogni secondo della sua vita con un’intensità capace di bruciare ogni cosa. Ha mandato affanculo non solo i portieri che non avevano alcuna possibilità di fermarlo ma chiunque abbia provato a domarlo. E’ stato la superstar dei sobborghi, quello che ha fatto sembrare George Best un peso piuma”.

■ Link all’evento facebook: https://www.facebook.com/events/437413440325721/


« Blog